4-lug-2009

andrèe chedid:Per coloro che si amano

*M.Chagall:I fidanzati della torre Eiffel

"Per coloro che si amano"

Che tra le loro mani, il fiume si meravigli

Che tra le loro labbra,i respiri siano stellati.

E prodica la brezza al loro accordo.

Che parlino lo stesso linguaggio.

Che partano e poi si sveglino.

Che soprattutto veglino

Le trappole son tese.

Fin dentro al loro cuore.

Andrèe Chedid: nata al Cairo ,il 20 marzo 1920_poetessa egiziana naturalizzata francese.

15-giu-2009

Eduardo Mitre:Prologo al presente

* CHAGALL: IL PITTORE DELLA LUNA PROLOGO AL PRESENTE

Apri gli occhi,svegliati

Il paradiso stà qui

nella luce effimera.

è(altro non c'è in questa terra):

punto d'incontri

.

Culla d'assenza

Il paradiso stà qui.

Apri gli occhi

che aprano le sue porte.

Svegliati,stà qui.

Non è la felicità

è la presenza.

Eduardo Mitre è un grande esponente di poesia Boliviana(1943)

(Dalla raccolta:Versi d'autunno

.



8-giu-2009

"felicità"


"La vera felicità"
Senza ego,ci sarà affetto
Senza ira, non ci sarà dolore
Senza desiderio,ci sarà ricchezza
Senza avidità,ci sarà felicità
Versi Sanscriti

16-mag-2009

PROVERBIO SICILIANO

VERBIO SICILIANO:

Ci dissi u monicu a badissa............ ca' senza sordi non si canta "missa"

Traduzion: Il monaco dice alla Badessa che senza i soldi non si può cantare messa!

Mi scuso con alcuni blogs, ai quali non rispondo,ma spesso,dipende da piattaforme

4-mag-2009

BILHANA:POESIA

Ancora oggi,se rivedo lei..........

Ancora oggi se rivedo lei
dal volto simile alla luna
nel principio della giovinezza
con i seni ricolmi e la pelle bianca, con le membra
estenuate dal fuoco
delle scelte d'amore,
il mio corpo è percosso da un fremito,
bevo la sua bocca
stringendola tra le braccia
come un'ape con il fior di loto.

Bilhana:poeta indiano del XII sec. nato alle pendici dell'Himalaja, originario del Kashmir(1076-1127)

AUTORE DI: LE 50ST ANZE DEL LADRO

25-apr-2009

TERREMOTO :IRPINIA

Sono tornato nella valle!
Guardo con affraanta nostalgia l'erto colle,che monco svetta nel cielo vedovo,maculato da qualche nuvola bigia.
Rivedo il campanile
La chiesa .La cupola.Il palazzo nero.
Case,umili case,con finestre e balconi e vanitose verande.
Ai miei piedi la Taverna di Sasca.Integre.
é azzurro listato di crepe.
Una lieve brezza,mandata dal cielo,pentito,accarezza la mia mente,
e smuove i ricordi.Quanti!
Ritornano gli echi di leggende,come rondini,che garrule,recano raggi di sole sincero; come mandrie,nel turbinio di polvere inesausto.
Sprazzi di storia.Fantasmi.Cavalieri.Signori..Servi della gleba.
Sosto nella valle.Verso lacrime impudiche.
Mi riscaldo al tepore ribelle dell'animo mio,mentre una coltre bianca attanaglia il mio cuore smorto e offusca la mia vista.
Divampa l'amore verso la mia terra,operativo e prepotente.
Et animus stupet donum exitiale!
San Mango sul Calore.23 novembre 1980.
DI Ubaldo Rappucci- tratto da libro:San Mango sul Calore -edito a cura della pro loco

19-apr-2009

ISOLE-POMPIERI

Acqua aria terra e fuoco,secondo i filosofi più antichi gli elementi primi dell'universo;possono impazzire ogni momento:e allora sono inondazioni rovinose,cicloni che spazzano tutto, frane terrificanti,incendi infernali.Spesso è la mano dell'uomo a stravolgere il fragile equilibrio della vita:una mano superba che offende,brucia, devasta,che gode a seminare morte e distruzione.E cosi c'è chi deve correre a porre riparo,subito,adesso,prima che tutto degeneri,quando le fiamme gridano e il mondo va in fumo,quando il pericolo è massimo.Poi arriveranno i politici, i discorsi di chi sdegnato condanna e auspica una pronta ricostruzione:ma intanto in mezzo alla catasfrofe ci s'infilano i pompieri,a rischiare la pelle per salvare il salvabile.Li abbiamo ammirati tra le macerie della Torri Gemelle,e a Roma in via Ventotene,angeli umani,generosi,mortali.Nella nostra pigra immaginazione li avevamo lasciati in cima ad una scala alle prese con un gattino o una fanciulla scarmigliata,oppure con un idrante in mano a spegnere un fuoco lontano:ora sappiamo definitivamente che i pompieri crepano per noi ogni giorno e che non si tirano mai indietro.Cosi mi sembra giusto dedicare un'isola alla più bella caserma dei pompieri che ci sia al mondo.Sta tra via Caposile e via Cantone,nel quartiere Prati, e porta il nome di Massimo Frosi, un giovane pompiere deceduto in un elicottero precipitato sul monte Gennaro.é un edificio costruito negli anni Trenta,un epoca politicamente tragica ma che ha lasciato alla città tante splendide costruzioni.La Casema FRosi è un gioiello architettonico,armonioso e funzionale,sembra un castello antico eppure moderno,con due torri circolari e mura possenti.Sei grandi saracinesche rosse dividono e congiungono la caserma e la strada:basta una chiamata,un allarme,e in un baleno le saracinesche si sollevano e a sirene spiegate escono le autobotti cariche di uomini lanciati verso le fiamme e le disgrazie.Vanno e non sanno se torneranno indietro,se a sera avranno un piatto di pasta o una medaglia al valore.

Dedico questo brano a tutti i pompieri impegnati in questi e futuri giorni nel terremoto d'Abruzzo.
Questo brano è tratto dal libro:Isole:guida vagabonda di Roma edito da Einaudi - e 13,50 di Marco Lodoli nato a Roma nel 1956.